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Morgan – Italian Songbook vol. 2

Ha tutte le carte in regola \ per essere un artista

Così cantava Piero Ciampi, cantautore livornese maledetto e ebbro di vino e tristezza.

Già. Morgan ha tutte le carte in regola per essere un artista, e di quelli rari. È poliedrico, dotato di una sensibilità inquieta, versatile; ha una cultura musicale amplissima e dai gusti eclettici; è in grado di padroneggiare una grande quantità di registri: l’alto e il basso, il colto e il nazionalpopolare.

E sul versante nazionalpopolare Marco Castoldi ha creato una personaggio – quello del giudice di X Factor – che non rende sufficientemente onore né alle sue potenzialità né al suo talento. Peccato, perché dell’artista Morgan, quello che si strappava dal cuore Storia d’amore e di vanità o Contro me stesso continuiamo a sentire la mancanza.

Ora è arrivato il secondo volume di Italian Songbook – forse ce ne sarà un terzo, a completare una tenera trilogia, come con i Bluvertigo – e verrebbe da chiedersi il perché. Orbene, l’opera potrebbe avere un intento pedagogico-culturale, intrisa com’è di perle musicali dell’era italiana del boom. I suoni sono molto ricercati, spesso vintage; a volte imbevuti di elettronica dal sapore eighties a volte spolverati da archi ridondanti.

La scelta del repertorio è ammirevole e include un’ottima Non insegnate ai bambini di Gaber, che sgorga intensa e sentita. Ma gli inediti di Morgan, Desolazione e Una nuova canzone, non aggiungono niente di nuovo; più che parlare con la voce di chi li ha creati sembrano ventriloqui.

Donna bella non mi va di Rodolfo De Angelis è spensierata e frizzantina e rappresenta la più evidente eccezione all’interno dell’album, che veleggia fiero sulle note della malinconia e del mai più. Si può morire, Io che non vivo, Parla più piano – queste ultime due in doppia versione, italiano e inglese – sono di una tristezza che straccia l’anima. Ok, sarà anche romantico, ma che strazio! Qui Morgan utilizza il suo registro più drammatico e calca un po’ troppo la mano…meglio quando interpreta Marianne di Sergio Endrigo oppure passa in rassegna i ricordi di Hobby, un Tenco poco conosciuto.

Quindici canzoni sono tanta carne al fuoco: il rischio è che tutto bruci da un momento all’altro. Quello che manca in questo disco è proprio Morgan, relegatosi a interprete di se stesso. È con Desolazione che lo dico. Oltre che con tanto affetto.

laura.albergante

http://www.myword.it

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  1. D’accordissimo col tuo punto di vista. Morgan resta un musicista competente e un fine ricercatore sonoro, nell’ambito dell’elettronica e non solo. Il suo problema più grande, temo, non è essere il cantante Morgan, per melodrammatica che possa apparire questa sua ultima prova, ma essere Castoldi Marco. Questa, almeno, è l’impressione che ne ho tratto “a pelle” e sarei molto, molto, molto felice di sbagliarmi.

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  2. Pura verita. grande uomo e artista. brava Laura.

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