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Janis Joplin – Live at the Carousel Ballroom

È una vita che gli artisti maudits muoiono a ventisette anni. Robert Johnson, down at the crossroads, insegna.

Tra questi casi prematuri ci sono Brian, Jimi, Janis, Jim, Kurt; più recentemente Amy. L’alone di disprezzo per tutte le forme di sfruttamento commerciale è molto spesso giustificato se non totalmente apprezzabile – non farò nomi – ma capita anche che dal cilindro degli inediti spunti fuori qualcosa di veramente significativo.

È il caso di questo disco, che racconta fedelmente ciò che era Janis Joplin poco prima di diventare la grande star che con Cheap Thrills avrebbe riverniciato i blues di bianco.

La band che la accompagnava, Big Brother and the Holding Co., era scalcagnata ma efficace, imbevuta com’era di rock corretto all’acido e suggestioni freak.

Qui Janis canta come se avesse un candelotto in gola pronto ad esplodere. Queste avrebbero potuto essere le famose registrazioni live da destinare a Cheap Thrills: Owsley Stanley, il leggendario soundman dei Grateful Dead, trova qui la misura giusta per far risaltare la voce di Janis e l’energica partecipazione istintiva della band.

Per chi non lo sapesse: Cheap Thrills non è un live. O, meglio, l’unico pezzo live è Ball and Chain, posta in chiusura al disco. È un album di studio, fatto di rattoppi e rammendi, di briciole e autentica grandezza. E la scaletta di questo concerto alla Carousel Ballroom riprende Ball and Chain di Big Mama Thornton in una versione bruciante, gonfia di passione e lacrime trattenute.

I quattordici brani di Live at the Carousel Ballroom ci danno un assaggio intenso della Joplin scesa dal palco di Monterey con l’intenzione di conquistare il mondo: la stupenda I Need a Man to Love, con le svisate chimiche di James Gurley alla chitarra, non fanno rimpiangere la maggiore propensione al tecnicismo della musica East Coast; Catch Me Daddy e Combination of the Two sono due pezzi al fulmicotone, così dinamici e adorabilmente freak; Piece of My Heart e Summertime rallentano la folle corsa offrendo riparo dai dolori terreni tra le loro calde braccia alate.

Ma c’è spazio anche per alcuni pezzi inediti – inediti per la discografia ufficiale, si intende: It’s a Deal, uscita solo su Rare Pearls, ep uscito con Box of Pearls, una raccolta integrale di qualche anno fa; Mad Man Blues è una torrida jam noise intrisa di fumi illegali; Flower in the Sun è una ballata rock con le palle che parla di un amore finito, che ormai “è storia”.

Live at the Carousel Ballroom rappresenta il secondo inestimabile tassello per comprendere la forza, la potenza della voce di Janis, che rimane una delle più belle mai ascoltate in questi quasi sessant’anni di rock’n’roll; nonché un’occasione per apprezzare i Big Brother, band che, a dispetto della pessima fama che li ha sempre seguiti come un’ombra, si dimostra all’altezza per sintonia emotiva e compositiva.

Un gran disco, in grado di lenire la nostra sete di Janis – che forse ci sta guardando da lassù sorridendo.

laura.albergante

http://www.myword.it

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Una risposta »

  1. Disco straordinario e ottima recensione! Speriamo che dal cilindro di “Bear” Stanley escano altri conigli simili…!
    Enzo

    Rispondi

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