Feed RSS

Archivi categoria: Uncategorized

Led Zeppelin – Houses Of The Holy (Deluxe Edition)

Led Zeppelin – Houses Of The Holy (Deluxe Edition)

Il 28 marzo 1973 veniva pubblicato “Houses Of The Holy”, il quinto album dei Led Zeppelin. Questa è la recensione che scrissi per conto di AudioReview in occasione del piano di ristampa del catalogo Zep.

 

Led Zeppelin

Houses Of The Holy (Deluxe Edition)

Jimmy Page torna ad aprire lo scrigno musicale del Dirigibile: questa volta tocca a “Houses Of The Holy”, il quinto album, che all’epoca venne stroncato dai critici – per la verità, mai teneri con loro – e che ebbe il duro compito di fornire un seguito al grandioso “IV”. Difficile mantenersi all’altezza di un simile capolavoro: dopo il tour, Plant dovette farsi operare alle corde vocali e fu necessario uno stop forzato (da quel momento, la sua voce tenorile perse la sua parte più acuta), e la band ne approfittò per finire di scrivere il disco, il primo a contenere solo pezzi autografi.

Un vaso di coccio dall’anima d’acciaio, questo è ciò che si è rivelato con il passare degli anni: a partire da “The Song Remains The Same”, con quei vocals maniacali – probabilmente il cantato di Plant venne velocizzato per poter così raggiungere una tonalità più alta – il lavoro presenta delle Signore Canzoni (su tutte, l’agrodolce “The Rain Song”, il viaggio nel buio di “No Quarter”, entrambe dominate dalle tastiere di John Paul Jones, e la deliziosa “Dancing Days”) e alcuni divertissement (lo pseudofunk di “The Crunge”, un po’ tributo un po’ presa in giro di James Brown; la divertita “D’yer Maker”, già nel titolo, storpiatura cockney di “Jamaica”, omaggio alla patria del reggae) che forse furono responsabili delle accuse della stampa con la puzza al naso. “Houses Of The Holy” è stato ampiamente rivalutato e, anche se discontinuo, mostra chiaramente il talento di arrangiatore e compositore di Jones, qui finalmente riconosciuto (firma la metà dei brani assieme a Page e Plant) e un pugno di canzoni imprescindibili. La Deluxe Edition presenta un secondo disco con versioni di lavorazione, mix grezzi e curiosità assortite che solleticheranno il fan in cerca di una release ufficiale.

7,5

Pubblicato su AudioReview, novembre 2014

Per il settantesimo anniversario della nascita di Janis Joplin – Una vita in blues

Una vita di eccessi, stravizi, arte e bluetumblr_mbs0cazItO1rggk7po1_500s: quella musica sensuale e malinconica, quelle dodici battute languide avevano stregato Janis quand’era ragazzina. Ci si immergeva ascoltando Odetta, Leadbelly ma soprattutto Bessie Smith, “The Empress”, nella quale si identificava intimamente. Amava ripetere: “Sii fedele a te stessa, perché è tutto quello che hai”. Janis aveva tutto. E avrebbe avuto ancora di più se non fosse morta a 27 anni, pigiando a fondo l’acceleratore. Nata a Port Arthur, Texas, nel 1943, aveva iniziato a cantare come folksinger, convertendosi presto al verbo del rock’n’roll. Nel 1966 era partita verso Ovest, lasciandosi alle spalle anni di delusioni cocenti. San Francisco brulicava di fermenti creativi: i Big Brother and the Holding Co erano uno dei gruppi più amati della Bay Area. Passionali e trasandati, avevano saputo tener testa alle corde vocali di Janis, fornendo un ideale contrappunto ruvido, genuino. Con loro Janis aveva pubblicato un primo timido album, musicalmente incerto, e un secondo disco, un diamante grezzo intitolato Cheap Thrills. Un concentrato incandescente di amore, delusione, speranza, serena tristezza. Una manciata di canzoni tra cui la Ball & Chain di Big Mama Thornton, che l’aveva resa famosa sul palco del Monterey Pop Festival, nel giugno del 1967. Era stato un trionfo, per lei e Jimi: per la prima volta avevano diviso insieme il timido sbocciare del loro mito.

Ma stavamo parlando di Cheap Thrills. Pubblicato nel 1968, vende immediatamente centinaia di migliaia di copie, rendendo i Big Brother ricchi, famosi e sempre più fragili. La copertina, disegnata dal fumettista underground Robert Crumb, rappresenta ironicamente Janis come una blues mama. In soli sette atti di malcelata bellezza si insinua sottopelle, pungendo irrimediabilmente l’anima: dentro c’è una voce bella da far male, sofferta come il vero amore. Scorrendo i titoli del disco si notano grandi classici come Piece Of My Heart, incisa per la prima volta da Erma Franklin, la sorella di Aretha; Summertime è la più struggente delle ballate, che sussurra all’orecchio del bimbo in ognuno di noi “Hush, baby, don’t you cry”. I Need A Man To Love è il grido di un desiderio profondo che non trova rimedio, così come Turtle Blues, summa del Joplin-pensiero, graffiante e serissimo allo stesso tempo. Janis era una stella cadente, pronta ad esplodere: nei due album successivi, I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama e Pearl toccherà altri vertiginosi vertici. Ma è Cheap Thrills che ti coglie di sorpresa, alle spalle, con il lungo brivido di Ball & Chain. Un brano che toglie il respiro e lo frammenta in mille schegge fatte di luce e ombre. Qualcuno le aveva detto: “quella canzone ti procurerà molti amanti”. E così è stato sicuramente. Fa strano pensare alla sua ultima amante, la morte, con cui flirtava pericolosamente da anni lungo il crinale tra alcool, droghe e sesso da poco. Janis la incontrerà per l’ultima volta il 4 ottobre 1970: la signora in nero ride, saluta, e non tornerà mai più da lei.

Laura Albergante

(Pubblicato per la prima volta nel 2009, rimaneggiato per l’occasione il 19 gennaio 2013)

Le visioni degli Artemista in video! | RollingStone | Musica

Una mia foto degli Artemista in esclusiva per Rolling Stone Italia! 🙂

Le visioni degli Artemista in video! | RollingStone | Musica.

Lavori musicali: Artemista per Rolling Stone :)

http://www.rollingstonemagazine.it/musica/notizie/le-visioni-degli-artemista-in-video/59886

Articolo sulla mia mostra Face’n’roll – Basexaltezza

Nuova collaborazione: Audioreview

Sono felice di annunciare la mia collaborazione con Audioreview – in veste di giornalista musicale, ça va sans dire – a partire dal n. 333, attualmente in edicola!

In questa edizione: Great Lake Swimmers, Janis Joplin, Amor Fou