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Per il settantesimo anniversario della nascita di Janis Joplin – Una vita in blues

Una vita di eccessi, stravizi, arte e bluetumblr_mbs0cazItO1rggk7po1_500s: quella musica sensuale e malinconica, quelle dodici battute languide avevano stregato Janis quand’era ragazzina. Ci si immergeva ascoltando Odetta, Leadbelly ma soprattutto Bessie Smith, “The Empress”, nella quale si identificava intimamente. Amava ripetere: “Sii fedele a te stessa, perché è tutto quello che hai”. Janis aveva tutto. E avrebbe avuto ancora di più se non fosse morta a 27 anni, pigiando a fondo l’acceleratore. Nata a Port Arthur, Texas, nel 1943, aveva iniziato a cantare come folksinger, convertendosi presto al verbo del rock’n’roll. Nel 1966 era partita verso Ovest, lasciandosi alle spalle anni di delusioni cocenti. San Francisco brulicava di fermenti creativi: i Big Brother and the Holding Co erano uno dei gruppi più amati della Bay Area. Passionali e trasandati, avevano saputo tener testa alle corde vocali di Janis, fornendo un ideale contrappunto ruvido, genuino. Con loro Janis aveva pubblicato un primo timido album, musicalmente incerto, e un secondo disco, un diamante grezzo intitolato Cheap Thrills. Un concentrato incandescente di amore, delusione, speranza, serena tristezza. Una manciata di canzoni tra cui la Ball & Chain di Big Mama Thornton, che l’aveva resa famosa sul palco del Monterey Pop Festival, nel giugno del 1967. Era stato un trionfo, per lei e Jimi: per la prima volta avevano diviso insieme il timido sbocciare del loro mito.

Ma stavamo parlando di Cheap Thrills. Pubblicato nel 1968, vende immediatamente centinaia di migliaia di copie, rendendo i Big Brother ricchi, famosi e sempre più fragili. La copertina, disegnata dal fumettista underground Robert Crumb, rappresenta ironicamente Janis come una blues mama. In soli sette atti di malcelata bellezza si insinua sottopelle, pungendo irrimediabilmente l’anima: dentro c’è una voce bella da far male, sofferta come il vero amore. Scorrendo i titoli del disco si notano grandi classici come Piece Of My Heart, incisa per la prima volta da Erma Franklin, la sorella di Aretha; Summertime è la più struggente delle ballate, che sussurra all’orecchio del bimbo in ognuno di noi “Hush, baby, don’t you cry”. I Need A Man To Love è il grido di un desiderio profondo che non trova rimedio, così come Turtle Blues, summa del Joplin-pensiero, graffiante e serissimo allo stesso tempo. Janis era una stella cadente, pronta ad esplodere: nei due album successivi, I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama e Pearl toccherà altri vertiginosi vertici. Ma è Cheap Thrills che ti coglie di sorpresa, alle spalle, con il lungo brivido di Ball & Chain. Un brano che toglie il respiro e lo frammenta in mille schegge fatte di luce e ombre. Qualcuno le aveva detto: “quella canzone ti procurerà molti amanti”. E così è stato sicuramente. Fa strano pensare alla sua ultima amante, la morte, con cui flirtava pericolosamente da anni lungo il crinale tra alcool, droghe e sesso da poco. Janis la incontrerà per l’ultima volta il 4 ottobre 1970: la signora in nero ride, saluta, e non tornerà mai più da lei.

Laura Albergante

(Pubblicato per la prima volta nel 2009, rimaneggiato per l’occasione il 19 gennaio 2013)

Janis Joplin – Live at the Carousel Ballroom

È una vita che gli artisti maudits muoiono a ventisette anni. Robert Johnson, down at the crossroads, insegna.

Tra questi casi prematuri ci sono Brian, Jimi, Janis, Jim, Kurt; più recentemente Amy. L’alone di disprezzo per tutte le forme di sfruttamento commerciale è molto spesso giustificato se non totalmente apprezzabile – non farò nomi – ma capita anche che dal cilindro degli inediti spunti fuori qualcosa di veramente significativo.

È il caso di questo disco, che racconta fedelmente ciò che era Janis Joplin poco prima di diventare la grande star che con Cheap Thrills avrebbe riverniciato i blues di bianco.

La band che la accompagnava, Big Brother and the Holding Co., era scalcagnata ma efficace, imbevuta com’era di rock corretto all’acido e suggestioni freak.

Qui Janis canta come se avesse un candelotto in gola pronto ad esplodere. Queste avrebbero potuto essere le famose registrazioni live da destinare a Cheap Thrills: Owsley Stanley, il leggendario soundman dei Grateful Dead, trova qui la misura giusta per far risaltare la voce di Janis e l’energica partecipazione istintiva della band.

Per chi non lo sapesse: Cheap Thrills non è un live. O, meglio, l’unico pezzo live è Ball and Chain, posta in chiusura al disco. È un album di studio, fatto di rattoppi e rammendi, di briciole e autentica grandezza. E la scaletta di questo concerto alla Carousel Ballroom riprende Ball and Chain di Big Mama Thornton in una versione bruciante, gonfia di passione e lacrime trattenute.

I quattordici brani di Live at the Carousel Ballroom ci danno un assaggio intenso della Joplin scesa dal palco di Monterey con l’intenzione di conquistare il mondo: la stupenda I Need a Man to Love, con le svisate chimiche di James Gurley alla chitarra, non fanno rimpiangere la maggiore propensione al tecnicismo della musica East Coast; Catch Me Daddy e Combination of the Two sono due pezzi al fulmicotone, così dinamici e adorabilmente freak; Piece of My Heart e Summertime rallentano la folle corsa offrendo riparo dai dolori terreni tra le loro calde braccia alate.

Ma c’è spazio anche per alcuni pezzi inediti – inediti per la discografia ufficiale, si intende: It’s a Deal, uscita solo su Rare Pearls, ep uscito con Box of Pearls, una raccolta integrale di qualche anno fa; Mad Man Blues è una torrida jam noise intrisa di fumi illegali; Flower in the Sun è una ballata rock con le palle che parla di un amore finito, che ormai “è storia”.

Live at the Carousel Ballroom rappresenta il secondo inestimabile tassello per comprendere la forza, la potenza della voce di Janis, che rimane una delle più belle mai ascoltate in questi quasi sessant’anni di rock’n’roll; nonché un’occasione per apprezzare i Big Brother, band che, a dispetto della pessima fama che li ha sempre seguiti come un’ombra, si dimostra all’altezza per sintonia emotiva e compositiva.

Un gran disco, in grado di lenire la nostra sete di Janis – che forse ci sta guardando da lassù sorridendo.

laura.albergante

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