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La mia mostra fotografica @ Basexaltezza – Novara

La mia mostra fotografica @ Basexaltezza - Novara

Torino si tinge d’Argento: il Maestro dell’horror all’ombra della Mole

«Ero giovanissimo, un bambino. Venni a Torino con mio padre, che doveva andarci per lavoro. Arrivammo di sera, pioveva, e subito la trovai una città bellissima. Aveva appena piovuto, le strade riflettevano la luce di questi lampioni, queste luci gialle… le strade luccicavano. Mi piaceva molto, aveva un’aria malinconica e nello stesso tempo inquietante. Non pensavo che avrei mai fatto il regista, ma ero sicuro che Torino sarebbe stata una città ideale per girarci dei film, anche se non conta la città in se stessa per rendere più o meno pauroso il film, perché dipende da come la si inquadra, da come la si illumina».
Poche frasi nelle parole di Dario Argento, regista romano con all’attivo più di venti film, per descrivere un amore duraturo ma incostante come quei colpi di fulmine portati avanti con passione infinita, alternati da tradimenti e da ricongiunzioni con le lacrime agli occhi.
Classe 1940, cresce nell’ambiente cinematografico grazie ai genitori: il padre, Salvatore Argento, perugino di origini siciliane, è un funzionario dell’Unitalia diventato produttore cinematografico, la madre, la brasiliana Elda Luxardo, è una fotografa di moda.
Il debutto dietro la macchina da presa avviene nel 1970, con L’uccello dalle piume di cristallo. Il film, accolto molto tiepidamente alla sua uscita, si trasforma rapidamente in un grande successo, incassando più di un miliardo di lire. La pellicola, fondante per il genere “giallo-thriller”, che genererà negli anni successivi innumerevoli epigoni e imitazioni, contiene quasi tutti gli elementi che contribuiranno a definire la particolarità, se non unicità, del cinema argentiano: le tecniche di ripresa, l’attenzione maniacale per la fotografia – tonalità di certi colori, soprattutto il rosso; luci, inquadrature; l’ossessione per i dettagli e per i rumori, amplificati; i dialoghi ridotti all’osso; il senso di alienazione che circonda i protagonisti, eroi solitari, emarginati. Il gatto a nove code, del 1971, è la prima pellicola girata nel capoluogo piemontese. «Il film è stato girato a Torino per via di una promessa che mi ero fatto adolescente, quando venni per la prima volta in questa città con mio padre: sentii che era molto interessante da descrivere, mi impressionò molto. […] Il primo film ebbe molto successo, anche negli Stati Uniti, allora dissi che il secondo film, Il gatto a nove code, l’avrei girato a Torino perché era lì che volevo farlo. […] Sono stato molto felice di scoprire questa città con le sue architetture, le sue piazze, le sue leggende, le sue leggende metropolitane… È una città bellissima e interessantissima, per me è come Cinecittà con scenografie già costruite». Torino è riconoscibile in molte scene: a Porta Nuova, “riqualificata” e inaugurata nel febbraio 2009, si consuma uno degli omicidi del film. Vediamo Piazza Statuto, situata nella zona centrale della città. In epoca romana questa parte della città, che si trovava ad occidente, dove tramonta il sole e iniziano le tenebre, era considerata una zona infausta; per questo motivo fuori dalla Porta Segusina venivano giustiziati i condannati e sepolti i defunti. Questi precedenti storici sono alla base della diffusa credenza che la piazza abbia un qualcosa di malefico. Le leggende sulla Torino magica narrano che in Piazza Statuto si trovi il punto in cui cade il vertice del triangolo della magia nera (gli altri sarebbero a Londra e San Francisco). Sempre secondo chi crede nelle forze occulte, a Torino si troverebbe anche uno dei vertici del triangolo della magia bianca, assieme a Praga e Lione. Sicuramente queste leggende hanno affascinato la fertile fantasia di Dario Argento, alla ricerca di atmosfere e di suggestioni seduttive, irrazionali. Anche Piazza Castello appare nel film. Progettata nel Cinquecento da Ascanio Vitozzi, vi si affacciano Palazzo Reale, Palazzo Madama, il Teatro Regio e molti altri siti importanti.
Sempre nel 1971, Argento gira a Torino Quattro mosche di velluto grigio. Sono visibili il ponte Regina Margherita, Piazza Castello, la Galleria Subalpina e la Galleria Umberto I. È la terza e ultima parte della trilogia degli animali.
Dopo la parentesi storica di Le cinque giornate e dopo aver girato alcuni lungometraggi per la RAI, Argento ritorna al giallo intriso di sangue con il suo film più famoso, brillante per sapienza tecnica e golosa creazione di suspence: Profondo rosso. Uscito nel 1975, gli esterni sono stati filmati quasi interamente nella città sabauda, anche se la pellicola è ambientata fittiziamente a Roma. Qui vediamo l’ “ossessione architettonica” argentiana prendere forma: alle strade e ai palazzi torinesi si mescolano affascinanti riferimenti pittorici. Il Blue Bar, costruito appositamente nella piazzetta C.L.N., riprende Nighthawks, un celebre quadro di Edward Hopper. Lo stesso luogo vede due dei protagonisti dialogare in notturna sullo sfondo dei monumenti che rappresentano allegoricamente il Po e la Dora Riparia. La fascinazione per lo stile Liberty del primo Novecento si concretizza nella scelta di villa Scott, situata sulle colline torinesi, progettata da Pietro Fenoglio nel 1902. Il modernismo italiano, che a Torino ha alcuni dei suoi vertici, “ruba” le sue caratteristiche stilistiche più importanti alla natura, di cui studia gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata, con tratto a frusta. Ma non si parla di solo Liberty: c’è posto per il barocco del Teatro Carignano, uno dei teatri più importanti della città, situato nell’omonima piazza e per la Galleria San Federico, dove si trova lo storico cinema Lux.
Dal 1975 in poi, Dario Argento diventa sempre più famoso in Italia e all’estero: il suo nome diventa semplice garanzia di paura. L’allontanamento da Torino è un’enorme ellissi temporale di ventisei anni, che tuttavia permette ad Argento di ritornare sui suoi passi, come uno dei suoi killer, per mostrarci alcuni scorci inediti in Nonhosonno: «In questo caso ritraggo una Torino diversa rispetto al solito: la vedo come una città misteriosa, più piccola; è la Torino vera, cioè quella delle case, dei portoni che si aprono su bellissimi giardini, delle scale di marmo che conducono in appartamenti da scoprire». Nel 2005 Argento torna per girare Ti piace Hitchcock, inizialmente concepito per la RAI. Filmato nel quartiere Crocetta, è uno dei suoi primi film interamente torinesi. Due anni dopo è la volta de La terza madre, ideale conclusione della trilogia delle Tre Madri, iniziata con Suspiria e proseguita con Inferno. In questi mesi si stanno concludendo le riprese di Giallo, sempre nel capoluogo piemontese: c’è da scommettere che anche questa volta non mancherà l’amore per la città, vista con infinita passione nei suoi scorci più caratteristici e plasmata dalle invenzioni di un talento visionario. «Il mio ritorno a Torino vuole essere anche un contributo affinché i giovani amanti del cinema possano continuare a lavorare nella loro terra, e perché il cinema continui ad avere in Torino una casa ideale».

Pubblicato in Nella Nebbia n. 13, maggio 2009

laura.albergante