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Archivi tag: Riot girls

Maria Antonietta – S/t

Tremate, tremate, le streghe son tornate! Se essere donna consapevole vuol dire essere strega, allora ben vengano i miscugli di magia bianca e nera e le bambole voodoo.

Maria Antonietta – al secolo Letizia Cesarini – viene da Pesaro, ha ventiquattro anni e ha già scontato in anticipo i suoi peccati: cinque mesi di delirio e abnegazione per scrivere questo album che sa di sangue e ferro e unghie spezzate.

La nuova femmina della musica italiana usa parole crude e lievi al tempo stesso; canta con voce flebile e ruvida come in una trasfigurazione di Giovanna D’Arco e Courtney Love fuse in una figura del tutto inedita, che ha la testa rossa di Letizia e il calore di un corpo che ti pare di poter toccare tanto è vivo e vicino.

Maria Antonietta è un concentrato di rabbia tardoadolescente che non può non colpire in un knock out di incredibile potenza e dolcezza.

Il disco si apre con Questa è la mia festa, leggera e cantata con un tono acuto che ricorda le prime cose di Carmen Consoli – con un piglio cazzuto e irresistibile.

Le dodici canzoni che compongono il vero e proprio debutto a lunga durata di Maria Antonietta sono brillanti, dolorose, vere. Qui ci sono morte, disperazione, ironia, ricordi; santi e cristi, feste e postumi da sbronza. Ma anche verità e menzogne.

Con gli occhiali da sole racconta una storia di ordinario disagio sfociato in tragedia, nonché una confessione: “tu mi amavi senza condizione e io questo non lo potevo accettare” – mentre Estate ’93 ha una linea melodica vocale in grado di sciogliere qualsiasi cuore di pietra, con un timbro che si immerge nelle asperità di Gianna Nannini per riemergere cristallino come i ricordi d’infanzia.

Quanto eri bello è il primo singolo, un uptempo rockeggiante irriverente quanto la frase “volevo solo portarti a letto” che sulla bocca di Maria Antonietta ha una valenza decisamente catartica per tutte noi giovani e intrepide pulzelle – ancora oggi, certo.

Saliva è un’altra memoria post festaiola, melanconica e rabbiosa, che scivola pigra sulle spalle di un violoncello tra armonia e un gridato che ricorda il primo lp delle Hole. Qui Courtney Love è una figura importante, una presenza che ricorre anche in Santa Caterina, un assalto rapido e violento quanto Stanca, scossa da singulti vocali come in preda a conati alcoolici.

Maria Maddalena è una perla acustica di rara bellezza, in cui i Vangeli apocrifi assurgono a testimonianza che ognuno può cambiare vita, se lo vuole veramente. Un messaggio di speranza, in fondo a un album di purezza insieme carnale e spirituale.

In Stasera ho da fare Maria Antonietta canta a cappella passando in rassegna le sue ferite: “Cosa volevo fare, Giovanna D’Arco? Che tanto il mondo ti mette al rogo in ogni caso”, mentre Motel è una ballata quasi blues nei temi – mi viene in mente Empty bed blues di Bessie Smith – ascoltatela e capirete perché.

Non giudicate, ascoltate. Apritevi una bottiglia di rosso e sorseggiate più volte questi dodici canzoni, che trasudano femminilità, viscere e vita.

laura.albergante

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Le ragazze del rock – di Jessica Dainese

Grrrrrrl power! È un ruggito tutto al femminile quello che travolge fin dalla copertina di questo libro, popolato da ragazze con la chitarra pericolosamente oltraggiose. Aggressive e passionali come il più carnale del fiori, sono rose scarlatte che pulsano di vita e noia metropolitana.
L’audace volume di Jessica Dainese si propone come vademecum per chi si voglia districare nell’oscuro – ma non troppo – labirinto del rock femina in tutte le sue declinazioni avute nel Bel Paese a partire dal bitt, stagione un po’ trascurata in favore del più naturale punk.
L’autrice di questo agile libro, edito dalla Sonic Press, smitizza una volta per tutte l’aura macho che il rock ha coltivato fin dagli esordi. Ma chi l’ha detto che le donne non hanno le palle per fare rock? Come ha giustamente osservato la saggia Joan Jett: «Girls got balls. They’re just a little higher up.» I commenti sessisti si sciolgono come neve al sole sfogliando le duecento e più pagine virate in un sontuoso technicolor patinato. Ok, la discografia di riferimento è scarsa – ma vogliamo parlare dell’influenza che hanno avuto queste band? Le Clito, tenute a battesimo da Demetrio Stratos nel pieno del periodo arrabbiato, si tolsero lo sfizio di mandare a quel paese il Fellini de La città delle donne – e questo è solo uno dei tanti succosi aneddoti raccontati attraverso interviste, preziosi reperti e reliquie vintage.
Le ragazze del rock è un’opera ribelle seppur metodica, sicuramente encomiabile, arricchita dal prezioso contributo di Oderso Rubini. Titolare della Italian Records, etichetta indipendente che si nutriva di quel vortice palpitante che era Bologna nel ’77, pubblicò dischi fondamentali per l’evoluzione del suono punk in suolo italiano come Inascoltabile degli Skiantos, gli lp dei Gaznevada e dei Confusional Quartet.
Il periodo beat, come detto sopra, è stato piuttosto snobbato. L’autrice non ha un grande feeling con gli anni Sessanta e si vede: un po’ per mancanza di materiale un po’ per scopo strettamente documentaristico, l’intero fenomeno viene liquidato con cinque paginette cinque su gruppi al femminile ben poco rivoltosi. D’altra parte, è giusto seguire lo spirito dei tempi: e i tempi furono maturi solo con la seconda ondata di disagio giovanile, culminata nel ’77 con Radio Alice, il libro-rivelazione Porci con le ali e il punk. L’ideologia do it yourself del movimento ha indubbiamente stimolato le donne a imbracciare gli strumenti e a confrontarsi con i colleghi maschi senza complessi di inferiorità.
La seconda grande ondata di rock al femminile è targata anni Ottanta e Novanta, soprattutto in coincidenza con l’avvento delle riot girls americane. Courtney Love e le Hole, le Babes in Toyland, Bikini Kill e Sleater-Kinney sono solo alcune delle band al femminile che hanno contributo a plasmare in modo permanente la visione maschia del rock. Anche in Italia, non c’è dubbio.
Il libro di Jessica Dainese prosegue svelto per decenni arrivando dritto dritto al presente, che non manca di colore e interesse.
Insomma, Le ragazze del rock ci sanno fare per davvero; non è una finta. Andate e sfogliate senza paura queste pagine vibranti; fatevi immergere nelle curiosità; gustatevi il ruggito delle donne. I am a woman, hear me roar!

Pubblicato in myword.it, gennaio 2012

laura.albergante